David Pèrez

"Nuda tensione"
David Pèrez    |   Palma de Mallorca (Spagna) 1992
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Bonito Oliva suggeriva recentemente che la convivenza della scultura, della pittura e del disegno in una superficie continua, che non chiede nessuna giustificazione esteriore, contribuisce ad abbozzare la sintassi di un'arte che possiamo denominare come "transitoria" attraverso la quale l'opera diventa spazio di congiunzione degerarchizzata e plurima. In questo modo, osservando le opere di Vinicio Momoli non possiamo non percepire le stesse come il fascino racchiuso di una tensione congelata, di cui i poli annullano il gioco apparente di dicotomia che suscitano interiormente.
Materiali, incroci, colori e procedimenti costruttivi ci restituiscono un dialogo di contrapposizione, tendente ad una risposta affermativa – e quindi imperativa – come una serena domanda distaccata e contemplativa. Al controllato gesto informale dell'artista italiano ben si concilia la precisione del rigore minimalista inteso come discorso di privazione e semplicità, la povertà e la composizione dei materiali si unisce alla bellezza di un accurato disegno, il piano bidimensionale di una pittura seducente per l'assenza di colore si fonde con la suggestiva tridimensionalità di una materia che sogna il suo volume; il processo costruttivo artigianale si armonizza con il simulato risultato industriale.
Come si può facilmente dedurre, l'opera di Momoli si colloca in uno spazio di equilibri instabili, nel quale il discorso della dualità rimane – parafrasando Wittgenstein – dissolto anziché risolto. Per mezzo di questa dissoluzione cadiamo in un ambito tranquillo che manca di increspature in cui giace un'ansia che non deve più manifestare l'affannosa ricerca di congiunzione, presente in tutta l'opera del nostro autore. Quest'ansia a cui ci riferiamo provoca il fatto che si unisce ad una scrittura dell'ordine della ragione – sogno di una modernità per la quale le parole tuttavia non erano il "Vangelo" – coesista l'ombra di altra scrittura che prende il posto di quella in crisi e del suo conseguente superamento.

Risultano paradigmatiche, in questo senso, le opere di Momoli in cui si trova nella malta nera utilizzata una presenza nascosta. Le stesse non solo aspirano ad una contenuta tridimensionalità ma basilarmente ad una confusa constatazione: nell'esagerato vuoto di un silenzio palpita un inquietante sussurro, un tenue rumore per il quale non esiste un possibile conforto. Questi lavori, di conseguenza, vagano attraverso un tranquillo territorio pieno di forze nascoste in cui la retoricità contenuta che li configura è di sostegno a diverse combinazioni della materia ,che rimangono sempre unificate in modo integro e non gerarchico.
Nell'opera di Momoli non siamo di fronte ad una sovrapposizione impari di discorsi - rischio al quale un certo affrettato e perverso post modernismo può pervenirci - ma ancora meglio, prima della desiderata verifica di una inquieta "minimalità" che sottilmente rimane articolata. La relazione che è tracciata/disegnata si avverte nella presenza palpabile di una tensione nuda. In essa il nostro sguardo rimane intrappolato dalla sua perpetua transitorietà. Risulta vano perciò cercare di fuggire. Non ci resta che rinunciare a qualsiasi via di uscita – qualsiasi conforto – e lasciarci sedurre.

David Pèrez - "Nuda tensione"
Catalogo della mostra, Galleria Gianni Giacobbi,
Palma de Mallorca (Spagna) 1992



David Pèrez    |   Palma de Mallorca (Spagna) 1992